La prima lacrima versata in Inghilterra.

Io e il mio professore di restauro scultoreo Ivo Celeschi in un incontro casuale nella nostra città.

Sapevo di non essere un super eroe e che prima o poi sarebbe successo. Devo dire che mi ero ben preparato psicologicamente all’evento, consapevole del fatto, che lasciarsi tutto alle spalle sarebbe stato doloroso.

Eppure, nemmeno nei primi mesi a Londra fui preso da malinconia o paura, forse perché tutto era nuovo ed avventuroso, e avevo appena tolto dalla bocca il sapore di disgusto che i comportamenti di certe personcine, mi avevano lasciato.

img_2364-1
Io, la mia famiglia, un mio amico con la figlia e una famiglia di amici americani con tanti bimbi

Lessi tanti articoli e parlai con tanta gente che aveva fatto lo stesso passo prima di me, in base alle loro storie, perciò immaginavo che sarebbe accaduto, in un momento che non si può programmare né tantomeno gestire, ma ero riuscito a comprendere i fattori scatenanti e quindi in una certa maniera a percepirne prima le avvisaglie.

Come un soldato che sa che ci sarà una scheggia a tracciare il ricordo di una battaglia, allo stesso modo sapevo anche io, che in un momento il mio umore avrebbe avuto un graffio dal quale non avrei potuto sottrarmi.

Così pensavo tra me e me, che forse la distanza dalla mia famiglia, avrebbe scatenato qualcosa, a lungo andare, ma alla fine, noi siamo in tanti e sparsi in tre città, di conseguenza avevo imparato a farmi bastare gli affetti ed i contatti telefonici frequenti con i miei genitori e i tanti, troppi messaggi buffi, con i miei fratelli, mi riempiono i minuti (altrimenti vuoti), nel tragitto da casa a lavoro.

Forse gli amici, quelli di sempre, quelli con cui sei cresciuto, quelli che quando vedi qualcosa per strada che possa interessare anche a loro, ti fanno pensare: – che bello, se ci fosse stato lui/lei gli sarebbe piaciuto tanto.

Emanuele, ex allievo di chitarra acustica in visita a Londra con un suo amico.

Oppure i miei ex allievi, quelli che hanno pianto quando ho detto loro che sarei andato via.

Forse il fatto di non fare più lezione o semplicemente di passare i pomeriggi insieme in camera loro, a parlare delle cose della vita e non soltanto di chitarre, di concerti e di pedali mi avrebbe decisamente convinto che nulla in Inghilterra avrebbe potuto sostituire quei giorni, ed è vero, ma devo crescere anche per il loro bene, e d’altra parte anche a distanza continuano a darmi soddisfazioni. 

Roberta e Briana la sera del mio 36° compleanno hanno organizzato una festa solo per noi tre. Non esiste insegnante più felice.
In fin dei conti, loro per me ci sono sempre, mi augurano la buona notte con un messaggio, e li vedo diventare grandi nelle foto che postano su Facebook. Un giorno sarò economicamente ricco a tal punto da poter regalare loro un biglietto per farmi visita. Uno di loro è già venuto qui, ed un’altra è pronta partire tra qualche mese.

Magari la radio/tv? L’idea di essere linguisticamente un bambino, in questa nazione, credevo che mi avrebbe triturato lentamente il cervello fino a farmi decidere di tornare. Mesi addietro ero vignettista di un ben congegnato programma radio/tv, “ALLAKATALLA”, famoso in tutta la Sicilia, ero stato riconfermato anche per quest’anno, inoltre avevo anche uno spazio personale dove poter parlare liberamente per ore di quadri e pittura alla radio. Gli speakers che mi hanno ospitato sono diventati amici e la consapevolezza di non essere in grado di fare tutto questo in lingua inglese, spesso mi fa pensare quanto ho ancora da imparare. Ma è uno sprono e non un dispiacere.

 

 

Allora da dove poteva venir fuori quel qualcosa che mi avrebbe fatto lacrimare gli occhi?

Io non ho ancora fatto ritorno a casa, da quel 27 marzo 2016, ma, mancano pochi giorni a Natale e al mio rientro in patria, e quindi dentro di me avendo analizzato tutti i punti che ho illustrato precedentemente, pensavo di essere stato forte, di sopravvivere egregiamente alle distanze ed ai cambiamenti.

Ma una mattina di qualche giorno fa, mentre mettevo in ordine le aule di musica, nella scuola dove collaboro come inserviente, con gli auricolari nelle orecchie per ascoltare documentari e notiziari in lingua locale, sento l’avviso di un messaggio su Facebook.

Mi fermo per leggerlo, ed ecco che una foto scattata con un mio ex professore di accademia campeggia sul mio schermo con la scritta: “Era un mio allievo uno dei migliori riusciva sempre a spargere il suo buonumore è il suo ottimismo. È andato in Inghilterra nella speranza di trovare quello che non ha trovato quí. Lo seguo su Facebook nella speranza che c’e la faccia, nonostante tutto. Chissà se riuscirà alla fine a fare il pittore come sognava. ” Ciao Turi, con tutto il mio affetto per il ricordo che ho di te”. Ivo.

Ed ecco che pesante come un macigno scende dai miei occhi una goccia intrisa di malinconia, possente come una matassa di corda lunga al tal punto da poter ancora legare ricordi lontani anni e chilometri.

In un solo momento realizzai quello che ero. Volai via dalla mia mente, come catapultato attraverso un portale spazio/temporale nella mia vecchia aula di restauro. Rivivendo quei secondi di tristezza vestito dell’io interiore di me studente. La mia immagine riflessa in uno specchio, dietro a un pianoforte a coda, mi riportò alla normalità quando compresi che l’individuo dentro quella tuta blu ero io. Ripresi a lavorare, pensando a tutta la strada che ancora dovevo fare e chissà quando e se, un giorno avrei avuto anche io la possibilità di lasciare una mia impronta dentro un rappresentante del genere umano, che possa essere allievo o semplicemente uno stimatore delle mie tele.

Caro professore, quello che mi ha scritto ha una importanza notevole.

La mia scelta di partire e trovare riscatto in Inghilterra è stata sofferta e travagliata.

Tutt’ora  non è facilissimo concepire il pensiero che nonostante tutti gli studi ed i sacrifici, io sia ancora a 36 anni in grado di fare solo l’inserviente. Certi giorni mi vien voglia di lasciare tutto così, mettere da parte il mio passato e le mie competenze ed iniziare a vivere una vita normale, senza pretese, con il mio bel lavoro pagato regolarmente, che finisce alle 14:15 e la spesa consegnata a domicilio. Poi penso a chi come lei fa “il tifo” per me, che mi segue e che mi sprona, proprio quando sto per rassegnarmi.

Grazie per le sue belle parole, che giovano tanto, specialmente quando si è da soli contro tutto e tutto. Io continuerò a dipingere e ad impegnarmi per diventare un artista indipendente, lo devo a me stesso e a tutte le persone che mi vogliono bene, lei compreso.

 

 

Per chi non lo conoscesse, ecco uno dei suoi pensieri sull’arte, la vita e l’architettura.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...